Bollettino della crisi

Il concerto bancario nell’economia globale. La Banca centrale giapponese ha lasciato i tassi fermi allo 0-0,1 per cento e deciso nuove misure di allentamento monetario, portando gli acquisti di titoli pubblici da 70 a 80.000 miliardi di yen (da circa 700 a 800 miliardi di euro). La decisione è arrivata con un mese di anticipo rispetto alle attese del mercato ed è dettata dal peggioramento delle condizioni economiche nazionali (il Giappone ha rivisto al ribasso le stime del pil) e internazionali.
7 AGO 20
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Il concerto bancario nell’economia globale. La Banca centrale giapponese ha lasciato i tassi fermi allo 0-0,1 per cento e deciso nuove misure di allentamento monetario, portando gli acquisti di titoli pubblici da 70 a 80.000 miliardi di yen (da circa 700 a 800 miliardi di euro). La decisione è arrivata con un mese di anticipo rispetto alle attese del mercato ed è dettata dal peggioramento delle condizioni economiche nazionali (il Giappone ha rivisto al ribasso le stime del pil) e internazionali. Hanno avuto un ruolo anche i paralleli interventi della Federal Reserve e della Banca centrale europea, secondo gli analisti della banca francese Société Générale. Le Borse europee hanno chiuso in lieve aumento, lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in ribasso a 329 punti.

Quanto durerà l’orgoglio spagnolo? Gli investitori si chiedono quando Madrid chiederà l’intervento europeo. Comincia infatti a sgonfiarsi sui mercati l’entusiasmo suscitato dal piano anti spread della Banca centrale europea. “Tutti aspettano che la Spagna alzi le mani e si arrenda”, ha detto al Wall Street Journal Marchel Alexandrovich, economista della società finanziaria inglese Jefferies & Co. “Prima succede meglio è”. Oggi il premier, Mario Monti, incontra l’omologo spagnolo, Mariano Rajoy.

Pd e sindacati in pressing su Monti-Marchionne. Confindustria gongola in silenzio. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha chiesto all’ad di Fiat di mantenere i suoi impegni in Italia. Fiom spera che il manager “dica la verità” all’incontro di sabato a Palazzo Chigi tra i vertici dell’azienda e il presidente del Consiglio. Più atarassica Confindustria, da cui Fiat uscì l’anno scorso. Mentre ai piani alti dell’associazione c’è chi oggi rivendica – senza dirlo pubblicamente – che il tempo è galantuomo e che le polemiche sul piano “Fabbrica Italia” tra 2010 e 2011 furono strumentali, l’ex presidente di Viale dell’Astronomia, Emma Marcegaglia, mantiene per ora un assoluto silenzio. A chi privatamente le chiede in queste ore cosa pensi della vicenda, fa solo capire di avere previsto tutto da tempo, quantomeno dal faccia a faccia che ci fu a New York nel dicembre 2010, quando il manager italo-canadese le avrebbe detto: “Dammi una sola ragione perché debba investire di più in Italia”. La Cgia di Mestre ha rilasciato una stima degli aiuti erogati dallo stato a Fiat dal 1977: 7,6 miliardi di euro, 6,2 dei quali sono stati investiti dall’azienda, pari al 73 per cento.

Record di sofferenze per le banche italiane.
Hanno raggiunto i massimi livelli dal luglio 2010 i crediti in sofferenza vantati dalle banche italiane nei confronti di debitori insolventi, secondo quanto certificato dall’outlook mensile dell’Associazione bancaria italiana (Abi). L’incremento tra luglio 2012 e lo stesso mese dell’anno precedente è del 15 per cento a 114,2 miliardi di euro. Con una decisione che non ha precedenti, sono stati inclusi nelle riunioni del rinnovato comitato di presidenza alcuni membri esterni come Luigi Abete (Bnl), Alessandro Azzi (Federcasse), Roberto Nicastro (Unicredit), Giovanni Pirovano (Mediolanum), Guido Rosa (Aibe) per via delle rispettive competenze specifiche.

La Rai sempre più “in rosso”. Viale Mazzini prevede una perdita a fine anno per 200 milioni di euro. Pesa il calo delle entrate pubblicitarie. In crescita il costo del lavoro.